Quando subisci un infortunio sul lavoro, è fondamentale conoscere i tuoi diritti e le procedure per ottenere il giusto risarcimento dall’INAIL. Ma quali sono i casi che danno diritto a un risarcimento? Come funziona il processo di indennizzo? Quali sono le tempistiche di pagamento? In questa guida esploreremo tutti gli aspetti legati all’infortunio INAIL, dalle condizioni necessarie per il riconoscimento alle modalità di calcolo dell’indennità, fino alle situazioni in cui il datore di lavoro è chiamato a integrare il risarcimento. Comprendere questi meccanismi ti permetterà di affrontare con maggiore consapevolezza un eventuale infortunio sul lavoro, garantendoti la protezione economica a cui hai diritto durante il periodo di recupero.
Cosa si intende per infortunio INAIL: definizione e casi coperti
L’infortunio INAIL rappresenta un evento dannoso che colpisce il lavoratore durante lo svolgimento delle proprie mansioni professionali. Secondo la normativa vigente, si configura come infortunio sul lavoro un incidente avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, dal quale derivi la morte, l’inabilità permanente o l’inabilità assoluta temporanea per un periodo superiore a tre giorni.
A tutela dei lavoratori, la legge prevede l’obbligo per il datore di lavoro di stipulare con l’INAIL un’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. Questa copertura assicurativa è fondamentale per garantire al lavoratore un sostegno economico durante il periodo di recupero e, nei casi più gravi, un risarcimento per i danni permanenti subiti.
L’infortunio viene riconosciuto dall’INAIL quando si verificano contemporaneamente queste condizioni:
- L’evento si è verificato durante lo svolgimento dell’attività lavorativa
- È presente una causa violenta (un fattore esterno che agisce con rapidità sull’organismo)
- Esiste un nesso causale tra l’evento e il danno fisico riportato
- Il periodo di inabilità supera i tre giorni
È importante sottolineare che la copertura INAIL si estende anche agli infortuni avvenuti durante il tragitto casa-lavoro (il cosiddetto infortunio in itinere), purché il percorso seguito sia quello abituale e non ci siano state deviazioni per motivi personali non necessari.
Come funziona il sistema di indennizzo INAIL per gli infortuni sul lavoro
L’INAIL ha sviluppato un sistema di indennizzo basato sulla valutazione del danno biologico subito dal lavoratore a seguito dell’infortunio. Questo sistema prevede diverse forme di risarcimento in base alla gravità delle conseguenze dell’incidente.
Quando l’infortunio sul lavoro determina una menomazione dell’integrità psicofisica del lavoratore, l’INAIL procede con la valutazione del danno biologico attraverso apposite tabelle. Il risarcimento viene quindi calcolato in base alla percentuale di invalidità accertata:
Per menomazioni con grado di invalidità dal 6% al 15%, l’INAIL eroga un indennizzo in capitale, ovvero un pagamento una tantum il cui importo è determinato in base alle tabelle ufficiali che tengono conto della gravità della menomazione e dell’età del lavoratore.
Per menomazioni con grado di invalidità superiore al 16%, l’INAIL riconosce una rendita vitalizia, che comprende sia l’indennizzo per il danno biologico sia una componente aggiuntiva per il danno patrimoniale, calcolata in base alla retribuzione del lavoratore e alla percentuale di invalidità accertata.
In caso di morte del lavoratore a seguito di infortunio sul lavoro, l’INAIL versa agli aventi diritto (coniuge, figli o genitori a carico) una rendita ai superstiti o un contributo una tantum, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Le menomazioni con grado di invalidità inferiore al 6% non vengono indennizzate dall’INAIL, in quanto considerate come “franchigia”. In questi casi, il lavoratore può comunque richiedere il risarcimento del danno direttamente al datore di lavoro, seguendo le norme del diritto civile.
Procedure e tempistiche per il pagamento dell’indennità INAIL
Una volta che l’INAIL ha accertato la dinamica dell’infortunio e ne ha verificato la regolarità, inizia la procedura per l’erogazione dell’indennità al lavoratore. La tempistica e le modalità di pagamento seguono un iter ben definito che è importante conoscere per evitare sorprese.
L’indennità INAIL viene corrisposta al lavoratore a partire dal quarto giorno successivo all’infortunio. Durante i primi tre giorni (periodo di carenza), la retribuzione è interamente a carico del datore di lavoro. Spesso accade che il datore di lavoro anticipi anche l’indennità INAIL nelle buste paga successive, per poi essere rimborsato dall’istituto.
Nei casi in cui al lavoratore sia stata diagnosticata una prognosi superiore a 20 giorni, l’INAIL può erogare degli acconti per garantire un sostegno economico immediato. Il saldo completo dell’indennità viene invece versato al momento dell’avvenuta guarigione clinica, quando si può valutare con precisione l’eventuale danno permanente residuo.
Il pagamento dell’indennità da parte dell’INAIL può avvenire attraverso diverse modalità:
– Accredito diretto sul conto corrente bancario o postale del lavoratore
– Emissione di un assegno circolare
– Pagamento presso gli uffici postali
L’INAIL copre anche tutte le spese mediche sostenute dal lavoratore a causa dell’infortunio, purché documentate e riconosciute dall’ente come conseguenza diretta dell’evento. Queste possono includere visite specialistiche, medicinali, trattamenti riabilitativi e altri interventi necessari per il recupero della salute.
Retribuzione durante l’infortunio: cosa prevede la busta paga
Durante il periodo di assenza per infortunio sul lavoro, la retribuzione del lavoratore segue regole specifiche che combinano l’intervento del datore di lavoro e dell’INAIL. Comprendere come viene gestita la busta paga in questo periodo è fondamentale per avere chiarezza sulla propria situazione economica.
Nei primi tre giorni di assenza (periodo di carenza), il lavoratore riceve la retribuzione direttamente dal datore di lavoro. L’importo corrisposto varia in base a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento, ma generalmente è pari al:
– 100% della retribuzione giornaliera per il giorno dell’infortunio
– 60% della retribuzione per i successivi tre giorni di assenza
A partire dal quarto giorno di assenza, entra in gioco l’indennità INAIL, che corrisponde al:
– 60% della retribuzione media giornaliera dal quarto al novantesimo giorno di assenza
– 75% della retribuzione media giornaliera dal novantunesimo giorno fino alla guarigione clinica
È importante sottolineare che l’indennità INAIL spetta al lavoratore anche per i giorni festivi ed è generalmente anticipata dal datore di lavoro nella busta paga, per poi essere rimborsata dall’istituto.
Molti CCNL prevedono un’integrazione salariale a carico del datore di lavoro, che ha lo scopo di garantire al lavoratore infortunato una retribuzione complessiva pari o molto vicina al 100% di quella ordinaria. Questa integrazione rappresenta la differenza tra l’indennità INAIL e la normale retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito se avesse lavorato.
Durante il periodo di infortunio, in busta paga troverai quindi voci specifiche relative all’indennità INAIL e all’eventuale integrazione aziendale, che sostituiscono temporaneamente la normale retribuzione.
Quando il datore di lavoro è tenuto a risarcire i danni da infortunio
Esistono situazioni in cui l’intervento dell’INAIL non è sufficiente a coprire tutti i danni subiti dal lavoratore a seguito di un infortunio. In questi casi, il datore di lavoro può essere chiamato a integrare il risarcimento. Vediamo quando si verifica questa circostanza.
Il datore di lavoro è tenuto a risarcire i danni da infortunio principalmente in due situazioni:
Quando in capo al lavoratore infortunato è stato accertato un danno biologico inferiore al 6%. In questo caso, poiché si tratta di una percentuale che rientra nella franchigia INAIL, l’istituto non eroga alcun indennizzo. Il lavoratore può quindi richiedere il risarcimento direttamente al datore di lavoro secondo le norme del diritto civile.
Quando esiste un danno differenziale, ovvero una differenza tra l’indennizzo erogato dall’INAIL per il danno permanente riconosciuto e il maggior danno effettivamente subito dal lavoratore. Questo può includere componenti non coperte dall’INAIL come il danno morale ed esistenziale.
Per ottenere il risarcimento del danno differenziale, il lavoratore deve intraprendere un’apposita azione giudiziaria nei confronti del datore di lavoro, dimostrando che l’infortunio è avvenuto a causa di una violazione delle norme sulla sicurezza o per negligenza datoriale.
Importante: Mentre l’indennizzo INAIL viene riconosciuto automaticamente al verificarsi delle condizioni previste dalla legge (principio dell’automaticità delle prestazioni), il risarcimento da parte del datore di lavoro richiede la dimostrazione della sua responsabilità nell’accaduto.
In alcuni casi, il risarcimento può essere richiesto anche a un terzo responsabile dell’infortunio, diverso dal datore di lavoro, se la sua condotta ha contribuito al verificarsi dell’evento dannoso.
Casi in cui può essere negato il risarcimento per infortunio sul lavoro
Nonostante l’INAIL generalmente riconosca il risarcimento a seguito di una regolare denuncia di infortunio sul lavoro, esistono situazioni specifiche in cui tale diritto può essere negato. Conoscere queste eccezioni è fondamentale per evitare spiacevoli sorprese durante la richiesta di indennizzo.
Il risarcimento per infortunio sul lavoro può essere negato quando:
- La condotta del lavoratore è stata completamente estranea all’attività lavorativa assegnata. Se l’infortunio avviene mentre il dipendente sta svolgendo attività non pertinenti con le sue mansioni e non autorizzate dal datore di lavoro, l’INAIL potrebbe non riconoscere l’evento come infortunio sul lavoro.
- Si verifica un comportamento abnorme e imprevedibile da parte del lavoratore, che esula dalla sfera lavorativa sotto la responsabilità del datore di lavoro. Questo può includere azioni deliberatamente rischiose o contrarie alle norme di sicurezza che il dipendente compie di propria iniziativa.
- L’infortunio è avvenuto a causa di dolo del lavoratore, ovvero quando l’evento è stato provocato intenzionalmente. In questo caso, non solo viene negato il risarcimento, ma possono scattare anche provvedimenti disciplinari.
- Il lavoratore non ha rispettato l’obbligo di denunciare tempestivamente l’infortunio al datore di lavoro. La mancata o tardiva comunicazione può compromettere il diritto all’indennizzo, soprattutto se impedisce gli accertamenti necessari sulla dinamica dell’incidente.
È importante sottolineare che la semplice negligenza o imprudenza del lavoratore non costituisce motivo sufficiente per negare il risarcimento INAIL. La giurisprudenza ha infatti stabilito che comportamenti colposi del lavoratore, inclusa la violazione dell’obbligo di utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), non escludono di per sé l’operatività della tutela assicurativa.
Responsabilità del lavoratore e impatto sul risarcimento INAIL
La questione della responsabilità del lavoratore nell’infortunio sul lavoro è un aspetto delicato che merita un’analisi approfondita, poiché può avere conseguenze significative sul diritto al risarcimento. È importante distinguere tra l’impatto che il comportamento del lavoratore ha sull’indennizzo INAIL e quello sul risarcimento eventualmente dovuto dal datore di lavoro.
Dal punto di vista dell’assicurazione INAIL, la giurisprudenza ha consolidato un principio fondamentale: il comportamento colposo del lavoratore non comporta automaticamente l’esclusione della tutela assicurativa. Questo significa che anche se il lavoratore ha violato alcune norme di sicurezza, come ad esempio l’obbligo di utilizzare i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), mantiene comunque il diritto all’indennizzo INAIL.
Diverso è il discorso per quanto riguarda il risarcimento aggiuntivo che potrebbe essere richiesto al datore di lavoro. In questo caso, il comportamento negligente o imprudente del lavoratore può ridurre o, nei casi più gravi, escludere completamente la responsabilità datoriale. Si parla in questi casi di concorso di colpa, che può portare a una riduzione proporzionale del risarcimento dovuto dal datore di lavoro.
La valutazione della responsabilità del lavoratore si basa su alcuni criteri fondamentali:
– La prevedibilità del rischio da parte del lavoratore
– La formazione e l’informazione ricevute in materia di sicurezza
– L’eventuale presenza di procedure di sicurezza violate
– La disponibilità e l’adeguatezza dei dispositivi di protezione
È importante sottolineare che il datore di lavoro ha comunque l’obbligo di vigilare sul rispetto delle norme di sicurezza da parte dei dipendenti. Pertanto, non può semplicemente addurre la negligenza del lavoratore come esimente dalla propria responsabilità, a meno che non dimostri di aver fatto tutto il possibile per prevenire comportamenti rischiosi.
Obblighi di reperibilità e visite di controllo durante l’infortunio
Durante il periodo di assenza per infortunio sul lavoro, il lavoratore deve rispettare alcuni obblighi relativi alla reperibilità e alle visite di controllo. Questo aspetto genera spesso dubbi, poiché il sistema di controllo dell’INAIL differisce da quello dell’INPS per le malattie comuni.
Contrariamente a quanto avviene per le malattie ordinarie, l’INAIL non effettua controlli domiciliari e, di conseguenza, non esistono fasce orarie di reperibilità che il lavoratore deve rispettare nei confronti dell’istituto. Questo significa che, formalmente, il lavoratore infortunato non è tenuto a rimanere presso il proprio domicilio in orari prestabiliti per eventuali visite fiscali da parte dell’INAIL.
Tuttavia, l’INAIL può convocare il lavoratore infortunato presso le proprie sedi territoriali per sottoporlo a visite mediche di controllo. Queste convocazioni avvengono tramite apposite cartoline inviate al domicilio del lavoratore, che indicano data, ora e luogo della visita. In questi casi, l’assicurato ha l’obbligo di presentarsi alla visita, salvo giustificato motivo.
Sebbene l’INAIL non preveda fasce di reperibilità, molti Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) possono stabilire l’obbligo per il lavoratore di essere reperibile in determinati orari anche durante l’assenza per infortunio. Il mancato rispetto di queste disposizioni contrattuali può comportare sanzioni disciplinari da parte del datore di lavoro, ma non influisce sul diritto all’indennità INAIL.
Il lavoratore infortunato ha inoltre l’obbligo di seguire le prescrizioni mediche e di non svolgere attività che potrebbero ritardare la guarigione. La violazione di questi obblighi, se accertata, può portare alla sospensione dell’indennità INAIL e, nei casi più gravi, alla sua revoca definitiva.
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