Le malattie del lavoro rappresentano una delle principali preoccupazioni nell’ambito della salute e sicurezza professionale. A differenza degli infortuni, che si manifestano in modo improvviso e traumatico, queste patologie si sviluppano gradualmente nel tempo, spesso dopo anni di esposizione a fattori di rischio specifici. Se svolgi un’attività lavorativa, è fondamentale conoscere quali sono le patologie professionali, come riconoscerle e quali diritti hai in caso di diagnosi. In questo articolo esploreremo cosa si intende per malattia professionale, quali sono le cause più comuni, come ottenere il riconoscimento e quali sono i tempi e le modalità per denunciarla correttamente, fornendoti tutte le informazioni necessarie per tutelare la tua salute e i tuoi diritti.
Cosa sono le malattie professionali e come si differenziano dagli infortuni
La malattia professionale è una patologia che insorge a causa dell’attività lavorativa svolta, caratterizzata da un’azione lenta e progressiva sulla salute del lavoratore. Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/08) definisce le malattie professionali come patologie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose.
Ciò che distingue fondamentalmente una malattia professionale da un infortunio sul lavoro è la modalità e il tempo di insorgenza:
- Malattia professionale: si sviluppa gradualmente nel tempo, con una causa diluita e non concentrata. L’esposizione prolungata a determinati rischi professionali provoca un deterioramento progressivo delle condizioni di salute.
- Infortunio sul lavoro: si verifica in modo improvviso e traumatico, con una causa violenta e concentrata nel tempo che incide istantaneamente sulla salute del lavoratore.
Per il riconoscimento di una malattia professionale è necessario dimostrare l’esistenza di un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la patologia manifestata. Questo nesso può essere collegato sia all’attività specifica che il lavoratore svolge, sia all’ambiente lavorativo in cui opera quotidianamente.
È importante sottolineare che, a differenza degli infortuni che sono immediatamente riconoscibili, le malattie professionali possono manifestarsi anche a distanza di molto tempo dall’esposizione al rischio, rendendo talvolta più complesso stabilire con certezza il nesso causale con l’attività lavorativa, specialmente per quelle patologie non specificamente elencate nelle tabelle ufficiali riconosciute dall’INAIL.
I principali fattori di rischio e le patologie correlate all’attività lavorativa
Le malattie professionali possono essere causate da diversi fattori di rischio presenti nell’ambiente lavorativo. Conoscere questi rischi è fondamentale sia per la prevenzione che per il riconoscimento delle patologie correlate. Ecco i principali fattori che possono determinare l’insorgenza di malattie del lavoro:
Rischi fisici: includono l’esposizione a rumore, vibrazioni, radiazioni (ionizzanti e non ionizzanti), microclima inadeguato e campi elettromagnetici. Questi fattori possono causare patologie come ipoacusia da rumore, sindrome da vibrazioni mano-braccio, patologie da stress termico e danni al sistema nervoso.
Rischi chimici: derivano dal contatto con sostanze pericolose come solventi, metalli pesanti, polveri e fumi. L’esposizione può provocare dermatiti da contatto, patologie respiratorie (asma professionale, pneumoconiosi), tumori professionali e intossicazioni di vario tipo.
Rischi biologici: particolarmente rilevanti in settori come quello sanitario, agricolo o nella gestione dei rifiuti. Comprendono l’esposizione a virus, batteri, funghi e parassiti che possono causare infezioni, allergie o intossicazioni.
Rischi ergonomici: legati alla movimentazione manuale dei carichi, a posture incongrue o movimenti ripetitivi. Questi fattori sono all’origine di disturbi muscoloscheletrici come lombalgie, ernie discali, tendiniti e sindrome del tunnel carpale.
Rischi psicosociali: derivano dall’organizzazione del lavoro e includono stress lavoro-correlato, burnout, mobbing e violenze sul luogo di lavoro. Possono manifestarsi con disturbi psicologici, cardiovascolari e gastrointestinali.
La gravità delle patologie dipende dall’intensità e dalla durata dell’esposizione, nonché dalla suscettibilità individuale del lavoratore. Per questo motivo, è essenziale implementare adeguate misure preventive e condurre una regolare sorveglianza sanitaria.
Il sistema di classificazione delle malattie professionali in Italia
In Italia, le malattie professionali sono classificate secondo un sistema tabellare che facilita il loro riconoscimento e l’accesso alle tutele previste. Questo sistema prevede due distinte tabelle ufficiali:
Tabella delle malattie professionali nell’industria: comprende le patologie correlate alle attività industriali, manifatturiere, edili e dei servizi. Include disturbi causati da agenti chimici, fisici, biologici e dalle condizioni di lavoro tipiche di questi settori.
Tabella delle malattie professionali nell’agricoltura: specifica per il settore agricolo, include patologie legate all’uso di pesticidi, all’esposizione a polveri organiche, a radiazioni solari e alle attività fisiche caratteristiche del lavoro agricolo.
Per ciascuna malattia professionale tabellata, le tabelle indicano:
- La descrizione della patologia
- Le lavorazioni che possono causarla
- Il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione dell’attività rischiosa
Il vantaggio principale del sistema tabellare è la presunzione legale d’origine: se un lavoratore contrae una delle malattie elencate mentre svolge una delle attività associate, si presume automaticamente che la patologia sia di origine professionale, senza necessità di ulteriori prove.
Anche le patologie non incluse nelle tabelle possono essere riconosciute come malattie professionali. In questo caso, definito sistema misto, l’onere della prova ricade sul lavoratore, che dovrà dimostrare il nesso causale tra l’attività lavorativa e la malattia. Questa apertura del sistema, confermata da importanti sentenze della Corte Costituzionale, garantisce tutela anche per patologie emergenti o non ancora formalmente classificate.
L’INAIL aggiorna periodicamente queste tabelle per includere nuove patologie professionali man mano che la ricerca scientifica conferma correlazioni tra specifiche attività lavorative e determinate malattie.
Procedura e tempistiche per il riconoscimento della malattia professionale
Il percorso per ottenere il riconoscimento di una malattia professionale segue una procedura ben definita, con tempistiche precise che è importante rispettare per non perdere il diritto all’indennizzo. Ecco i passaggi fondamentali:
1. Diagnosi medica: Il primo passo è ottenere una diagnosi da un medico che attesti la presenza della patologia. Può essere il medico di famiglia, uno specialista o il medico competente dell’azienda durante la sorveglianza sanitaria.
2. Certificato medico: Il medico deve rilasciare un certificato che attesti la natura della malattia e la sua possibile origine professionale. Questo documento è essenziale per avviare la procedura.
3. Denuncia al datore di lavoro: Una volta in possesso del certificato, devi consegnarne una copia al tuo datore di lavoro entro 15 giorni dalla manifestazione della malattia. Questo termine è cruciale: il ritardo comporta la perdita del diritto all’indennizzo per il periodo antecedente alla denuncia.
4. Denuncia all’INAIL: Il datore di lavoro ha l’obbligo di trasmettere la denuncia all’INAIL entro 5 giorni lavorativi dal ricevimento del certificato medico. In caso di inadempienza, è prevista una sanzione amministrativa.
5. Istruttoria INAIL: L’istituto avvia un’istruttoria che può includere visite medico-legali, accertamenti diagnostici e verifiche sulle condizioni lavorative per stabilire il nesso causale tra patologia e attività professionale.
6. Decisione sul riconoscimento: Al termine dell’istruttoria, l’INAIL comunica l’esito della richiesta. In caso di riconoscimento, viene stabilito il grado di menomazione e il relativo indennizzo.
Per le malattie professionali tabellate, la procedura è generalmente più rapida grazie alla presunzione legale d’origine. Per le patologie non tabellate, invece, il processo può essere più lungo e complesso, richiedendo documentazione aggiuntiva per dimostrare il nesso causale.
Inoltre, anche se la malattia si manifesta dopo la cessazione del rapporto di lavoro, hai comunque diritto a richiederne il riconoscimento. Per alcune patologie, il periodo massimo di indennizzabilità dalla cessazione del lavoro è illimitato.
Obblighi del datore di lavoro e diritti del lavoratore
In materia di malattie professionali, la legislazione italiana definisce con chiarezza gli obblighi dei datori di lavoro e i diritti dei lavoratori, creando un sistema di tutele reciproche.
Obblighi del datore di lavoro:
Il datore di lavoro ha l’obbligo di stipulare con l’INAIL un’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali per tutti i dipendenti. Questa copertura è fondamentale per garantire la tutela economica e sanitaria dei lavoratori.
In caso di sospetta malattia professionale, il datore deve:
- Trasmettere all’INAIL la denuncia di malattia professionale entro 5 giorni lavorativi dal ricevimento del certificato medico
- Fornire all’INAIL tutte le informazioni richieste riguardo alle condizioni di lavoro e ai rischi a cui il lavoratore è stato esposto
- Conservare la documentazione relativa alla valutazione dei rischi e alle misure preventive adottate
- Rispettare il divieto di discriminazione nei confronti dei lavoratori che hanno denunciato una malattia professionale
Diritti del lavoratore:
Il lavoratore che contrae una malattia professionale ha diritto a:
Indennità per inabilità temporanea assoluta: copre l’assenza dal lavoro durante il periodo di malattia, a partire dal quarto giorno e fino alla guarigione clinica
Indennizzo in capitale o rendita per danni permanenti: se la malattia provoca danni permanenti con grado di menomazione superiore al minimo indennizzabile (6%)
Cure mediche e riabilitative: compresi farmaci, visite specialistiche e trattamenti riabilitativi necessari
Rendita ai superstiti: in caso di decesso causato dalla malattia professionale
Reintegrazione lavorativa: diritto a essere reintegrato in mansioni compatibili con il proprio stato di salute
È importante sottolineare che questi diritti permangono anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro, se la malattia è riconducibile all’attività lavorativa svolta in precedenza. In caso di controversie sul riconoscimento della malattia professionale, il lavoratore può presentare opposizione alle decisioni dell’INAIL entro i termini previsti dalla legge.
Conseguenze e sanzioni in caso di violazione delle norme preventive
La violazione delle norme sulla prevenzione delle malattie professionali comporta conseguenze significative per i datori di lavoro, sia sul piano amministrativo che penale. Il sistema sanzionatorio è strutturato per garantire la massima tutela della salute dei lavoratori.
Sanzioni amministrative: Le violazioni degli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro possono comportare sanzioni pecuniarie che variano in base alla gravità dell’infrazione. Queste sanzioni possono aumentare in caso di recidiva o di violazioni multiple.
Responsabilità penale: Nei casi più gravi, la violazione delle norme di sicurezza che porta all’insorgenza di malattie professionali può configurare reati come lesioni personali colpose o, nei casi fatali, omicidio colposo. Queste fattispecie comportano pene detentive oltre che sanzioni economiche.
Conseguenze in ambito assicurativo: L’INAIL può applicare una maggiorazione del premio assicurativo (oscillazione per andamento infortunistico) per le aziende con un alto tasso di malattie professionali. Inoltre, in caso di malattia professionale causata dalla violazione di norme preventive, l’istituto può esercitare l’azione di regresso per recuperare le somme erogate al lavoratore.
Decurtazione dei crediti nel sistema della patente a punti: In particolare nel settore edile, la patente a crediti prevede una decurtazione di 10 crediti quando una malattia professionale deriva dalla violazione delle norme preventive. Questa misura può limitare significativamente la capacità operativa dell’impresa.
Responsabilità civile: Oltre alle sanzioni pubbliche, il datore di lavoro può essere chiamato a risarcire il danno differenziale al lavoratore, cioè la differenza tra quanto liquidato dall’INAIL e l’effettivo danno subito secondo i criteri civilistici.
La giurisprudenza ha progressivamente ampliato la responsabilità del datore di lavoro, affermando il principio della “massima sicurezza tecnologicamente possibile”: non è sufficiente rispettare formalmente le norme, ma è necessario adottare tutte le misure disponibili secondo lo stato dell’arte per prevenire le malattie professionali.
Prevenzione e misure di protezione contro le malattie del lavoro
La prevenzione rappresenta l’arma più efficace nella lotta contro le malattie professionali. Un approccio preventivo ben strutturato non solo tutela la salute dei lavoratori, ma riduce anche i costi diretti e indiretti legati alle patologie occupazionali. Le strategie preventive si articolano su diversi livelli d’intervento.
Valutazione dei rischi: Il punto di partenza è un’accurata analisi di tutti i potenziali rischi presenti nell’ambiente lavorativo. Questa valutazione deve essere specifica, dettagliata e aggiornata periodicamente, soprattutto in caso di modifiche ai processi produttivi o all’organizzazione del lavoro.
Misure tecniche: L’eliminazione o sostituzione degli agenti nocivi con alternative più sicure rappresenta la soluzione ideale. Quando ciò non è possibile, si deve procedere con l’isolamento delle fonti di rischio attraverso sistemi di ventilazione, aspirazione localizzata, insonorizzazione e altre soluzioni ingegneristiche.
Misure organizzative: Include la rotazione del personale per ridurre i tempi di esposizione, la pianificazione di pause adeguate, la riduzione dei ritmi di lavoro eccessivi e l’adozione di procedure operative sicure. Fondamentale è anche la limitazione del numero di lavoratori esposti ai rischi.
Dispositivi di protezione individuale (DPI): Quando le misure collettive non sono sufficienti, i DPI rappresentano l’ultima barriera di protezione. È essenziale scegliere dispositivi adeguati al rischio specifico, garantirne la corretta manutenzione e addestrare i lavoratori al loro utilizzo appropriato.
Formazione e informazione: I lavoratori devono essere adeguatamente formati sui rischi presenti nella loro attività e sulle misure preventive da adottare. Una formazione efficace non si limita a trasmettere nozioni, ma mira a creare una vera cultura della sicurezza.
Sorveglianza sanitaria: Le visite mediche periodiche permettono di identificare precocemente eventuali alterazioni dello stato di salute correlabili all’attività lavorativa, consentendo interventi tempestivi prima che si sviluppino patologie conclamate.
L’implementazione di queste misure richiede un approccio partecipativo, con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori della prevenzione: datore di lavoro, medico competente, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e, naturalmente, i lavoratori stessi.
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Tutela della salute e formazione: la chiave per un ambiente di lavoro sicuro
Le malattie del lavoro rappresentano una sfida significativa per la salute dei lavoratori e per l’intero sistema produttivo. Conoscere i rischi, i diritti e le procedure di riconoscimento è fondamentale per tutelare il proprio benessere professionale. Un approccio preventivo, basato sulla valutazione dei rischi e sull’adozione di misure protettive adeguate, resta la strategia più efficace per ridurre l’incidenza delle patologie professionali.
La formazione specifica gioca un ruolo cruciale in questo contesto. Per questo motivo, investire nell’aggiornamento delle proprie competenze in materia di sicurezza sul lavoro rappresenta una scelta vincente sia per i lavoratori che per i datori di lavoro.
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